CAMEC 2021

Bioplastiche: un caso studio di bioeconomia in Italia

Nell’ambito dell’attuale dibattito legato alla pubblicazione del Libro Verde della Commissione Europea sui rifiuti plastici, Kyoto Club ha organizzato a Roma un convegno per presentare la versione italiana del libro "Bioplastiche: un caso studio di bioeconomia in Italia" (Edizioni Ambiente, Collana "KyotoBooks"), curato da Walter Ganapini.

Il libro presenta il "caso italiano" di bioeconomia, che trae la sua origine dall’evoluzione della ricerca e innovazione del settore delle bioplastiche biodegradabili e dallo sviluppo virtuoso della filiera del compost di qualità da rifiuto municipale raccolto in modo differenziato. Le connessioni tra questi due sviluppi, verificatesi negli anni, hanno messo in moto una serie di comportamenti virtuosi e di iniziative di collaborazione tra diversi interlocutori (imprese, istituzioni, enti di ricerca, associazioni di settore, società di consulenza ed enti regionali), generando un tessuto connettivo ideale per promuovere il cambiamento di un modello economico, sociale e ambientale con al centro l’uso efficiente delle risorse.

Le misure messe in campo dall’Italia, mirate alla riduzione dell'uso e consumo di sacchi di plastica e alla valorizzazione del rifiuto organico di qualità, hanno accelerato il processo virtuoso in atto, stimolando anche investimenti privati in tecnologie d’avanguardia che stanno creando nuove opportunità di lavoro anche in regioni fortemente colpite dalla crisi.

"L’Italia è all’avanguardia in Europa nel settore delle bioplastiche", ha dichiarato Francesco Ferrante, Vice Presidente di Kyoto Club. "La legislazione nazionale, con il divieto sugli shopper in plastica convenzionale, seppure con qualche esitazione e difficoltà, ha finalmente saputo cogliere l’opportunità offerta dall’innovazione tecnologica per sostenere un nuovo sviluppo sostenibile capace di dare un futuro alla chimica. Si tratta di un futuro che si sta già costruendo, per esempio in Sardegna; ora è necessario completare questa rivoluzione, difendendo la norma in Europa e sostenendo tutte le riconversioni industriali basate sui principi della sostenibilità".

La legge sull’uso di sacchi per l’asporto merci, varata il 1 gennaio 2011, prevede che gli unici sacchi monouso commercializzabili siano quelli biodegradabili e compostabili secondo la norma armonizzata UNI:EN 13432:2002, e che quelli in plastica tradizionale debbano rispondere ai criteri della durevolezza e della riutilizzabilità, con spessori differenti a seconda della tipologia e della finalità d’uso.

La nuova regolamentazione, concepita in primis per affrontare il grave problema della gestione dei rifiuti e delle discariche conformemente alle direttive europee, ha già offerto molteplici benefici ambientali: un decremento complessivo del consumo di sacchi usa e getta pari a circa il 50% nella grande distribuzione, con conseguente sensibilizzazione dell’opinione pubblica (oltre il 90% dei cittadini italiani ritiene la legge un passo in avanti nella tutela dell’ambiente, fonte ISPO 2012); la riduzione del conferimento in discarica del 20,7%, con un conseguente risparmio annuo di circa 5,1 milioni di euro; l’abbattimento del 29% delle emissioni di CO2, principalmente correlato al risparmio di energia necessaria per recuperare e smaltire i rifiuti in plastica, e la riduzione dell’impiego di petrolio. Inoltre, circa il 50% dei sacchi per la raccolta del rifiuto organico sono biodegradabili e compostabili e rappresentano una opportunità per estendere le raccolte differenziate del rifiuto organico nelle municipalità che ancora non l’hanno attivata o di risparmiare per quei comuni virtuosi che l’hanno già implementata da anni.

Non solo. Questa legge ha determinato un effetto leva per lo sviluppo di investimenti nel campo delle bioplastiche biodegradabili e compostabili presenti nel territorio ed in Europa, contribuendo ad un salto di scala e alla costruzione di filiere integrate per lo sviluppo di prodotti bio-based e, più in generale, della bioeconomia.

"I dati emersi dal monitoraggio di Goletta Verde e Accademia del Leviatano nel Mar Tirreno evidenziano come la quasi totalità dei macro rifiuti galleggianti siano di plastica e, tra questi, la percentuale più consistente è quella che riguarda le buste – ha affermato Stefano Ciafani, Vice Presidente nazionale di Legambiente -. Questo dimostra che il fenomeno della plastica in mare è un problema di dimensione globale e non riguarda solo l’Oceano Pacifico: l’Italia e il Mar Mediterraneo, infatti, sono particolarmente coinvolti e pertanto sono necessarie misure drastiche.
L’Italia fino al 2010 era il primo paese europeo per consumo di sacchetti di plastica usa e getta, con una percentuale di consumo pari al 25% del totale commercializzato in Europa, e solo grazie all’entrata in vigore del bando sugli shopper non compostabili ha ridotto questa percentuale. Inoltre – ha continuato Ciafani - la sua posizione centrale nel Mediterraneo fa sì che il ruolo italiano nella tutela dell’ecosistema marino sia di cruciale importanza. È per questo che ci appelliamo alla Commissione europea affinché estenda a tutti gli Stati Membri il modello italiano del bando degli shopper non compostabili, per compiere un passo in avanti nella salvaguardia dei mari, per rafforzare il fronte comunitario sulla corretta gestione dei rifiuti, per tutelare la biodiversità e la fauna marina e per raggiungere uno degli obiettivi della direttiva quadro europea per la Marine Strategy".

"L’obiettivo di questo evento è di ribadire la volontà italiana a fare sistema e procedere sulla via intrapresa, moltiplicando gli effetti positivi, già osservati in questi anni, nel campo della gestione del rifiuto organico e delle bioplastiche", ha dichiarato Catia Bastioli, Presidente di Kyoto Club. "Fondamentale è il coinvolgimento di quante più Regioni e Comuni possibili, perché siano consapevoli delle opportunità del modello e siano stimolati a seguire i casi più virtuosi ormai consolidati".

L’auspicio è che, a partire dal "caso studio" presentato nel libro, l’Italia possa consolidare questo modello di sviluppo candidandosi come esempio capace di mostrare come l’attenzione ai prodotti ecosostenibili, all’efficienza delle risorse e alla sostenibilità ambientale siano non solo una necessità per l’Europa, ma anche un’opportunità di crescita economica.


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