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La crisi idrica costa 13 miliardi l’anno, come se l’Italia si fermasse 2 giorni e mezzo

Il Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di TEHA accende i riflettori sull’emergenza acqua: perdite economiche, infrastrutture da rafforzare e scarsa consapevolezza dei consumi. L’impegno dei gestori dopo la conclusione del PNRR.

La crisi idrica costa 13 miliardi l’anno, come se l’Italia si fermasse 2 giorni e mezzo

La crisi idrica, sommando siccità, alluvioni e mancato riciclo, presenta il conto agli italiani: oggi costa annualmente 227 euro pro capite, il doppio della media europea (112 euro per abitante), una cifra pari a 13,4 miliardi di euro, come se l’economia del nostro Paese si fermasse per due giorni e mezzo ogni anno. A metterlo in luce è il Libro Bianco 2026 della Community Valore Acqua di TEHA, giunto alla settima edizione, che fotografa un’Italia sempre più esposta allo stress idrico che comporta avere troppo poco o troppa acqua nei momenti sbagliati, difficoltà nella raccolta o nella gestione. Nel 2022 era stato raggiunto il picco dei danni provocati dalla crisi idrica: 284 euro per abitante in un solo anno pari a 16,7 miliardi in totale. Un costo pro-capite maggiore è stato rilevato solo in Spagna (256 euro per abitante) e in Slovenia che raggiunge livelli oltre i 1.600 euro ad abitante. Una situazione destinata ad aggravarsi visto quanto descritto nell’ultimo Rapporto delle Nazioni Unite (Global Water Bankruptcy: Living Beyond Our Hydrological Means in the Post-Crisis Era) che ha sancito nel 2026 l’inizio dell’era della “bancarotta idrica globale”: un numero sufficiente di sistemi critici ha superato il punto in cui potevano essere ripristinati ai livelli precedenti e l’oltrepassare questa soglia altererà radicalmente il rischio idrico nel pianeta, provocando effetti a cascata nelle varie comunità.

La crisi dell’acqua, che nel 2025 in Italia ha visto oltre 1.100 episodi di precipitazioni intense e 139 allagamenti urbani (nei primi anni duemila si contavano 45 precipitazioni intense e 3 allagamenti urbani l’anno) genera impatti consistenti sul sistema produttivo a cominciare dall’agricoltura. Nell’ultimo decennio la produzione agricola italiana si è ridotta del 7,8%, con picchi nelle coltivazioni più idrovore. Nel solo 2024 i danni legati ai cambiamenti climatici per l’agricoltura hanno raggiunto 8,5 miliardi di euro.

Senza acqua salta il 20% del PIL italiano

Secondo l’analisi TEHA, lungo tutta la sua filiera, l’acqua coinvolge quasi 2 milioni di imprese. Il ciclo idrico esteso, che comprende gestione, provider tecnologici, e consorzi di bonifica, ha generato nel 2024 11,2 miliardi di euro di valore aggiunto, che salgono a 31 miliardi considerando l’indiretto e

l’indotto. “L’acqua è un input produttivo primario per agricoltura, industria, energia e data center, e abilita complessivamente 384 miliardi di euro di valore aggiunto: senza questa risorsa, il 20% del PIL italiano non potrebbe essere generato. - dichiara Valerio De Molli, CEO e managing partner di TEHA Group – “Una gestione emergenziale del settore ne mette a rischio la competitività. Per sostenere la crescita del Paese e del settore è indispensabile una pianificazione strategica di lungo periodo, capace di sviluppare un settore idrico resiliente e sostenibile. Servono una visione più ambiziosa e integrata, accelerare gli investimenti, modernizzare le infrastrutture, mobilitare capitali pubblici e privati, spingere su innovazione e digitalizzazione e diffondere una nuova cultura dell’acqua lungo l’intera filiera.”

Investimenti al bivio: la tariffa non basta

 “In questo scenario – ha spiegato Benedetta Brioschi, partner TEHA, intervenendo a Roma alla presentazione del 7° Libro Bianco “Valore Acqua” - il nodo degli investimenti diventa decisivo. La tariffa del servizio idrico in Italia, principale fonte di finanziamento degli investimenti futuri, pur cresciuta fino a 2,5 euro al metro cubo nel 2024, resta tra le più basse d’Europa: il 30% sotto la media UE e pari a un quinto di quella della Danimarca”.  Secondo i gestori del Servizio idrico integrato rappresentati dalla Community la tariffa non sarà sufficiente da sola a sostenere il fabbisogno del settore in particolare con la conclusione del PNRR: il capitale privato dal 2027 potrebbe coprire il 18% degli investimenti complessivi, con un incremento degli investimenti che potrebbero arrivare fino a 98 euro pro capite rispetto agli 83 previsti dal 2027 senza l’apporto del PNRR.

Consumi sottostimati, mentre l’Italia resta la più idrovora d’Europa

Il 96% dei cittadini non è in grado di quantificare i propri consumi idrici e tende a sottostimarli, nonostante quasi tutti dichiarino di adottare comportamenti per ridurli. Un limite culturale che appare ancora più rilevante se si considera che, con un’impronta idrica pari a 130 miliardi di metri cubi l’anno, l’Italia è il Paese più idrovoro d’Europa. Al secondo posto la Germania con 120 miliardi di metri cubi e la Francia al terzo con 110 miliardi.

 


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