Humana, la fabbrica per il riuso del tessile
In occasione dell'iniziativa Impianti Aperti promossa da Assoambiente presso la sede milanese di Humana People to People Italia, i principali attori della filiera si sono confrontati sulle trasformazioni e le sfide del settore del recupero e riciclo tessile.

Il dibattito ha messo in luce il ruolo cruciale della Responsabilità Estesa del Produttore (EPR) come leva di politica industriale per organizzare e finanziare le fasi di raccolta, cernita e recupero dei rifiuti. Tra i temi al centro del convegno sono emerse le criticità legate al calcolo dell'ecocontributo, l'armonizzazione dei criteri End of Waste a livello europeo e l'esigenza di superare la diffidenza locale mostrando il valore economico e occupazionale generato dagli impianti industriali di riciclo. Nel corso del convegno, è stata presentata anche la missione internazionale svolta in Malawi; un esempio di infrastruttura integrata e tracciabile capace di garantire l'accesso a capi usati di qualità in contesti in via di sviluppo riducendo lo scarto non valorizzato a circa l'1%.
All’incontro sono intervenuti rappresentanti di primo piano dell’industria tessile e del settore dei servizi ambientali: Elisabetta Perrotta, Direttore di ASSOAMBIENTE; Simone Colombo, Head of Corporate Sustainability di OVS S.p.A.; Marco Farina, Responsabile Valutazione e Sviluppo Progetti di A2A Ambiente S.p.A.; Giuseppe Picerno, Head of Innovation and Sustainability di Manteco S.p.A.; Andrea Ratti di Ecotessili; Inge Baars, Head of Sustainability di Reconomy; Niccolò Nocentini, Operation Manager di Erion Compliance Organization; unitamente ai referenti di Humana People to People Italia: la Presidente Karina Bolin, il COO & Development Director Felipe Gana, il Corporate Partnership & CSR Manager Alfio Fontana e la CSR Specialist Erika Gelatti.
Humana Italia, l’esperienza milanese del recupero
Un nodo centrale emerso durante l'incontro riguarda il costante calo della qualità media del materiale raccolto a causa del fast fashion, con un incremento dei capi immessi sul mercato ma caratterizzati da fibre di inferiore durata e dalla crescita della frazione estranea o non riciclabile nei cassonetti. In Italia, Humana gestisce una rete capillare di quasi 5.500 contenitori stradali collocati in oltre 1.200 Comuni, raccogliendo circa 30.000 tonnellate all'anno di rifiuti tessili. Se un tempo i materiali estranei o rovinati rappresentavano una quota marginale, oggi la somma di contaminanti, calzature spaiate e capi deteriorati porta la frazione destinata allo smaltimento o al CSS a sfiorare il 15%, con costi gestionali significativi a carico dell'intera filiera.
La visita guidata allo stabilimento milanese, che impiega circa 350 persone a livello nazionale e lavora su un singolo turno quotidiano gestendo circa 20-25 tonnellate al giorno, ha permesso di osservare nel dettaglio il ciclo industriale di trattamento e selezione. Il percorso comincia nella zona di scarico dove i camion riversano i sacchi prelevati dalla raccolta stradale. Nella prima fase manuale di pre-selezione (presorting) lungo il nastro trasportatore, le operatrici aprono i sacchi e isolano i rifiuti estranei, la carta, la plastica, la biancheria per la casa, i giochi e soprattutto le calzature, che incidono per il 10-12% del totale, e le borse, pari a circa l'1-2%.
Una volta isolato il flusso composto esclusivamente da indumenti tessili, il materiale viene convogliato all'interno di un canale coperto per essere sottoposto al processo obbligatorio di igienizzazione all'ozono, in totale ottemperanza alle normative igienico-sanitarie vigenti. Superata la disinfezione, una navetta automatizzata trasporta il materiale verso i silos di smistamento dove lavorano circa 23 operatrici specializzate. Con ritmi lavorativi estremamente sostenuti che raggiungono dai 3.000 ai 4.000 capi al giorno per singola addetta, il personale suddivide a mano gli abiti in 15-20 categorie merceologiche: i vestiti di tendenza e in stato impeccabile compongono il Top Mix Moda Europa destinato ai negozi europei del marchio; i capi estivi leggeri formano il Tropical Mix per i mercati dell'Africa o dell'America Centrale; la frazione invernale pesante viene catalogata come Semilavorato Invernale e spedita agli impianti in Bulgaria per un'ulteriore cernita fine; infine, i capi troppo rovinati o non indossabili vengono indirizzati alle aziende partner per la sfilacciatura o la produzione di stracci ad uso industriale.
Una sezione di particolare pregio dell'impianto è costituita dal reparto Vintage. In questa zona vengono convogliati solo i pezzi che contano almeno 20-25 anni di vita, collocabili tra gli anni Cinquanta e Novanta. Gli abiti vengono controllati minuziosamente per escludere difetti o buchi di tignola e sono ripartiti in Qualità A, comprensiva dei capi perfetti o di marca, e Qualità B, dedicata ai capi integri ma dallo stile più datato, prima di rifornire i punti vendita dedicati. L'efficienza di questa complessa macchina organizzativa si fonda sulla formazione continua delle addette, che affrontano un corso iniziale di 2-3 settimane e richiedono circa 6 mesi di affiancamento prima di raggiungere il massimo livello di accuratezza e produttività, garantito da un sistema interno che traccia costantemente la qualità della cernita.







