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Utilitalia: emergenza Coronavirus ha evidenziato le vulnerabilità del sistema impiantistico

La Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche nell'audizione della commissione Ecomafie alla Camera: Il settore può offrire un contributo importante alla ripresa economica, servono investimenti funzionali al raggiungimento degli obiettivi posti dal Pacchetto dell’Economia Circolare.

Utilitalia: emergenza Coronavirus ha evidenziato le vulnerabilità del sistema impiantistico
“La crisi ha evidenziato le vulnerabilità del nostro attuale sistema impiantistico di gestione rifiuti e ha dimostrato la necessità che venga elaborata a livello centrale una strategia nazionale, che definisca in una prospettiva di sistema Paese i fabbisogni regionali sulla base di criteri omogenei e di strategie gestionali affidabili”. Lo ha detto Filippo Brandolini, vicepresidente di Utilitalia, la Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche, nell’audizione della Commissione Ecomafie della Camera dei Deputati su “Emergenza epidemiologica COVID-19 e gestione dei rifiuti”, sottolineando “che in questa emergenza epidemiologica i servizi di igiene ambientale hanno continuato a operare con continuità garantendo in sicurezza questo importante servizio pubblico essenziale per la salute pubblica con spirito di responsabilità e grande capacità di resilienza”.
“Il settore – ha spiegato Brandolini - può fornire un contributo importante alla ripresa economica dopo la pandemia nell’effettuare quegli investimenti funzionali al raggiungimento degli obiettivi dati dal Pacchetto dell’Economia Circolare. La realizzazione degli impianti e l'infrastrutturazione delle filiere necessarie al pieno raggiungimento degli obiettivi del 2035 farebbero fronte al fabbisogno di trattamento della frazione organica per 3,2 milioni di tonnellate e di 2,5 milioni per il recupero energetico, per consentire l’autosufficienza con investimenti stimati in 6,6 miliardi di euro. Questi investimenti, oltre a contribuire alle ripresa economica e a ridurre la dipendenza dall’estero, sono indispensabili per la transizione all’economia circolare e forniscono un contributo per il rispetto degli impegni internazionali per la riduzione delle emissioni climalteranti”.
Tra le azioni da mettere in campo per la ripartenza del settore, fondamentali per la transizione all’economia circolare, c’è il “sostegno al mercato delle materie prime seconde, che storicamente va in crisi con il calo della crescita economica e la diminuzione del prezzo delle materie prime”. E’ inoltre necessaria “una revisione sia del Codice Appalti sia dei Procedimenti Autorizzativi, con particolare riguardo alla semplificazione e alla riduzione dei tempi nei procedimenti previsti dalle norme in materia ambientale ai fini di una rapida ripresa degli investimenti”. Va poi creato “un sistema di verifica per le Regioni che, a fronte della stima del fabbisogno impiantistico residuo necessario per raggiungere gli obiettivi delle direttive in tempi brevi, non provvedono alla realizzazione delle infrastrutture indispensabili, con la previsione di eventuali poteri sostitutivi”. Anche l’attuale disciplina dell’End of Waste va rivista “riducendo i tempi ed eliminando controlli ridondanti per le attività di riciclo che generano incertezza, aggravio di costi e disincentivo agli investimenti”. Importante è anche il ruolo di ARERA nel proseguire “l’azione di Autorità di regolazione forte e indipendente, a tutela degli utenti e a garanzia degli operatori del settore, per l'attivazione degli investimenti necessari a traghettare l’Italia verso un’economia circolare e decarbonizzata e a migliorare la qualità e l’efficienza dei servizi ambientali per cittadini e imprese”.

Minini