Recovery Plan: per 7 italiani su 10 l’ambiente è la priorità

Clima, rifiuti e acqua si collocano in cima alle priorità dei cittadini per l’impiego delle risorse del Next Generation EU (NGEU). A questi indirizzi dovrebbe puntare la selezione degli interventi eleggibili al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che manca allo stato attuale di visione strategica e della coesione necessaria a traguardare i bisogni delle future generazioni.

Recovery Plan: per 7 italiani su 10 l’ambiente è la priorità

Questo è il messaggio che emerge dall’ultimo Position Paper “PNRR: la ripresa passa dall’acqua e dai rifiuti” del Laboratorio sui servizi pubblici locali di REF Ricerche (e liberamente  scaricabile al seguente link www.laboratorioref.it).
“Il Recovery Fund è il più grande programma di infrastrutturazione europeo degli ultimi decenni. L’acqua e i rifiuti devono essere al centro di questo progetto, pienamente incardinati nella transizione verde e con chiari benefici per le future generazioni. Un ruolo nella governance degli interventi nei settori a rete deve essere riconosciuto all’Autorità di regolazione per energia, reti e ambiente, in grado di orientare gli investimenti verso le reali priorità e i bisogni” ha affermato Donato Berardi, direttore del Laboratorio di REF Ricerche.

Acqua e rifiuti in cime alle priorità degli italiani. Subito dietro Ospedali e sanità.
Subito dietro all’ammodernamento di ospedali e al sostegno al Sistema Sanitario Nazionale, i cittadini italiani vorrebbero che le risorse europee venissero impiegate per (1) contrastare il cambiamento climatico (38%), (2) realizzare gli impianti per riciclare i rifiuti (33%) e (3) realizzare le fognature e i depuratori che mancano (31%). Ben il 73% degli italiani indica una di queste tre direttrici quale priorità di utilizzo delle risorse europee.

L’auspicio dei cittadini nasce dalla consapevolezza dei ritardi accumulati, dalle elevate perdite idriche, alla mancanza dei depuratori e delle fognature, al razionamento dell’acqua che è ancora drammatica realtà in molte aree del Mezzogiorno e delle Isole, alla mancanza di impianti per riciclare i rifiuti e alle ricorrenti emergenze rifiuti: la gestione dei rifiuti urbani e il servizio idrico integrato
rappresentano a tutti gli effetti dei “candidati ideali” per il PNRR, giacché:
1. Sono chiaramente investimenti con benefici per le generazioni future.
2. Fanno chiaramente indicati nelle Raccomandazioni della Commissione UE al nostro Paese;
3. Sono eleggibili per interventi di partenariato pubblico-privato;
4. Possono avere accesso alla componente dei prestiti del programma NGEU;
5. Possono contare su un garante pubblico (ARERA), che può vigilare sulla effettiva realizzazione delle opere.

PNRR: manca una visione d’insieme
La bozza del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) divulgata in questi giorni riconosce le criticità che caratterizzano il servizio idrico e dei rifiuti, ma non indica ancora una chiara strategia per superarle. Un’impostazione dettata dall’esigenza di impegnare in tempi celeri le risorse e che necessita di ulteriori approfondimenti per identificare le priorità e i bisogni.
Prima ancora di destinare risorse è infatti necessario delineare una visione strategica che parta dalla consapevolezza dei fabbisogni esistenti e dica quali obiettivi verranno traguardati nell’arco dei prossimi dieci anni. Ciò è vero nel settore dei rifiuti, dove le indicazioni potranno giungere nei prossimi mesi dal Programma Nazionale di Gestione dei Rifiuti (previsto dal recente d.lgs 116/2020), i cui lavori sono appena stati avviati, o ancora nel servizio idrico, dove le gestioni commissariali non risolvono i problemi del water service divide e manca una strategia nazionale.
I ritardi da colmare, tuttavia, dovrebbero rappresentare solo un primo passo nella definizione degli interventi da ricomprendere nel PNRR, e in ogni caso da attuare. L’altro dovrebbe essere un percorso partecipato e condiviso, una visione strategica che guardi al futuro e ponga al centro la digitalizzazione e l’innovazione tecnologica. Diversamente, il settore dell’idrico e dei rifiuti non riusciranno a tenere il passo con gli obiettivi che sono chiamati a raggiungere.

Servizio idrico: 4 miliardi a fronte di fabbisogni documentati per 10 miliardi di euro
Secondo la ricognizione operata da ARERA, Regioni ed Enti di Governo dell’Ambito hanno individuato progetti/interventi per un ammontare complessivo di 10 miliardi di euro, finalizzati alla riduzione delle perdite idriche e delle interruzioni, a garantire la continuità della fornitura di acqua e a migliorare la qualità dell’acqua destinata al consumo umano. E’ questa solo una parte delle opere necessarie per rispondere a bisogni già noti e che non esauriscono le necessità legate ai bisogni emergenti, quali quelli legati al cambiamento climatico, ai nuovi inquinanti, alla pressione antropica sull’ambiente, al miglioramento della qualità dell’acqua destinata al consumo umano.
Tra le risorse stanziate dal PNRR vi sono 900 milioni di euro per favorire l’ammodernamento e l’efficientamento delle reti di distribuzione idrica, con utilizzo delle nuove tecnologie e della digitalizzazione delle reti. A questi si aggiungono 2,4 miliardi di euro per infrastrutture idriche per interventi di manutenzione e potenziamento di invasi artificiali e dighe e condotte, al fine di garantire la disponibilità dell’acqua. Infine, 600 milioni di euro vengono destinati a interventi nelle reti di fognatura e a impianti di depurazione, per superare le procedure di infrazione UE aperte.
Nel complesso, vengono stanziati circa 4 miliardi di euro, risorse che appaiono insufficienti.

Rifiuti: la soluzione delle emergenze affidata al turismo dei rifiuti e alle discariche
Per quanto concerne, invece, il settore dei rifiuti urbani, la mission dei prossimi anni è quella di accompagnare i nuovi target previsti dalla Direttive (65% di riciclaggio e meno del 10% di discarica), superando i deficit nella gestione e sostenendo innovazione, nella raccolta, nel riciclaggio, nel recupero energetico e chimico.
Un deficit che il Laboratorio REF Ricerche ha quantificato in circa 2,2 milioni di tonnellate. Come si può osservare dal grafico, sono ben 11 le regioni che devono fare ricorso a impianti fuori regione o all’export per gestire i rifiuti prodotti nel proprio territorio.

Per la gestione dei rifiuti, il PNRR stanzia 1,5 miliardi di euro per la realizzazione di nuovi impianti e l’ammodernamento degli impianti esistenti, andando ad affrontare situazioni di particolare criticità nella gestione dei rifiuti nelle grandi aree metropolitane del Centro e del Sud Italia e non solo (Roma, Palermo, Napoli, ecc.). Queste ultime sono peraltro le città metropolitane con le maggiori criticità, nelle quali la soluzione al problema indicata dal Recovery Plan è il potenziamento di impianti di trattamento intermedio: le cosiddette “fabbriche dei materiali”, impianti che come è noto non chiudono il ciclo, ma sono utilissimi per: 1) consentire il trasporto dei rifiuti in regioni diverse da quelle da cui originano; 2) preparare i rifiuti per essere smaltiti in discarica.
Per raggiungere il 65% di riciclaggio e la riduzione sotto al 10% della discarica entro il 2035 occorre realizzare gli impianti per il riciclo e accettare che tutto ciò che non può essere riciclato venga destinato alla produzione di energia e/o carburanti, unica reale alternativa per gli scarti del riciclo e per i rifiuti non differenziati, evitando il più impattante smaltimento in discarica.
Nei prossimi anni, una strategia di contenimento delle emissioni clima alteranti e di gestione efficiente dei rifiuti non potrà prescindere da una pluralità di obiettivi: ridurre la produzione di rifiuto (sostenendo il deposito su cauzione, la vendita di prodotti sfusi, la tariffazione puntuale, eccetera), promuovere il riuso dei beni, gli impianti e le materie prime da riciclo, e tassare lo smaltimento in discarica. Al contempo andranno sostenute tutte le forme di recupero per i rifiuti che non sono riciclabili (Waste To Energy, Waste To Fuel, Waste To Chemical).

In foto l'inceneritore di Oberhausen.


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