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Le migliori utility italiane: Top Utility 2021

Le migliori utility italiane: Top Utility 2021

L’azienda migliore quest’anno è risultata IREN; i premi tematici sono andati a Marche Multiservizi, AIMAG, Gruppo CAP, Acque Spa, Contarina, Gruppo Hera e Gori (Gruppo Acea).

Le utility italiane negli anni scorsi hanno investito nella direzione giusta: buona parte dei 7,2 miliardi impegnati nel 2019 (+10% rispetto all’anno precedente) hanno già predisposto gli strumenti per resistere meglio a fenomeni di dimensione plananetaria, come il cambiamento del clima, la crisi sanitaria, i rischi digitali di sistema. In pratica hanno investito, per usare un termine di gran moda, sulla “resilienza”, oggi centrale del PNRR nazionale, il Piano nazionale recupero e resilienza - appunto -, che indirizzerà l’utilizzo delle risorse del Recovery Fund europeo.

È quanto emerge dai dati della nona edizione dello studio “Le performance delle utility italiane. Analisi delle 100 maggiori aziende dell’energia, dell’acqua, del gas e dei rifiuti” presentato questa mattina da Alessandro Marangoni, CEO di Althesys e capo del team di ricerca, nel corso del Top Utility 2021, l’evento organizzato in collaborazione con Utilitalia che fa il punto dello stato dell’arte nei settori acqua, energia e rifiuti, atteso dagli operatori anche per i premi alle migliori società dei servizi pubblici.

Tutti i vincitori

La migliore utility italiana, secondo l’insieme dei parametri adottati dal team di ricerca Top Utility (economico-finanziari, ambientali, comunicazione, customer care e ricerca&sviluppo) è, come anticipato, il Gruppo IREN, che si aggiudica il premio Top Utility assoluto. Della cinquina facevano parte anche A2A, Acque SpA, Gruppo CAP, MM. Prima per AWS-Sostenibilità è la pesarese Marche Multiservizi (in lizza con Acea, Gruppo CAP, Enel, Estra); per la Comunicazione si è distinta la modenese AIMAG (A2A, Gruppo CAP, Gruppo Hera e Veritas); per RSE Ricerca e Innovazione ha vinto il Gruppo CAP (con Acea, Aimag, Enel e MM). Nella categoria Consumatori e Territorio il riconoscimento è andato alla toscana Acque Spa (in lizza anche Gruppo Hera, Iren, MM e Publiacqua), per le Performance Operative alla trevigiana Contarina (con A2A, Ambiente Servizi, Gruppo CAP e Silea). Per la Categoria Diversity ha vinto il Gruppo Hera (nella cinquina con Acea, Gruppo CAP, Enel e Marche Multiservizi). Infine, quest’anno ha fatto ritorno la categoria Sud, per la quale è stata premiata la campana Gori del Gruppo Acea, in gara con Acquedotto Pugliese, AMAP, AMGAS Bari, AMIU Puglia.

Ritratto di un settore ancora frammentato, nel quale spiccano i leader

Con oltre 102 miliardi di ricavi, pari al 6% del PIL italiano 2019, e più di 153.000 addetti, le Top 100 si confermano realtà di grande rilevanza sia economica che sociale; resta però immutato il quadro di forte frammentazione, nel quale le grandi multiutility con ricavi superiori al miliardo sono solo il 12% del totale, mentre più della metà delle imprese (il 54%) è costituito da monoutility con meno di 100 milioni di fatturato. Lo studio indica che le principali utility sono in prevalenza con capitale interamente pubblico (62%) o capitale misto (25%); poche le quotate (9%) e ancora meno quelle private (4%). Le Top 100 coprono la metà dell’energia elettrica generata in Italia (51,6%) e quasi tre quarti delle vendite finali (73,6%), oltre al 36,7% dei volumi di gas distribuiti e il 57,4% di quelli venduti; infine, il 61,8% dell’acqua distribuita e il 36,7% dei rifiuti urbani raccolti.

Economics & investimenti, vincono le multiutility

Il 2019 ha evidenziato dati sostanzialmente stabili in termini di fatturato aggregato, ma variati per settore: il comparto delle monoutility elettriche segna un calo del 3,6% rispetto all’anno prima per la flessione dei prezzi nei mercati energetici.

Buone, invece, le performance degli altri settori: in particolare, le multiutility mettono a segno un aumento del 10%, mentre le aziende attive nell’idrico crescono del 6,3%. Anche il settore del waste management chiude il 2019 con un aumento del valore della produzione (+3,3%). L’analisi nel tempo della redditività mostra un settore idrico in lieve aumento (+1,3%), mentre sono in calo multiutility e rifiuti, rispettivamente del -4% e -2,3%.

Capitolo investimenti - Le risorse impiegate in impianti, reti ed attrezzature hanno raggiunto i 7,2 miliardi, (+10% a perimetro omogeneo sul 2018). Questo valore corrisponde allo 0,4% del PIL italiano del 2019 e al 2,2% degli investimenti fissi lordi. Con oltre 3 miliardi di euro, quelli nel settore elettrico sono sempre la quota principale (42,2%), anche se in calo del 2% sul 2018. Cresce il peso delle multiutility, che nel 2019 hanno investito oltre 2,7 miliardi (+23,3% sul 2018). Le monoutility idriche hanno investito più di 1,2 miliardi (+23,4%), mentre il gas si è attestato su livelli analoghi ai precedenti (91,1 milioni, +1,4%). Forte calo per il settore dei rifiuti (-33,8%).

Ricerca: si spende in resilienza e sicurezza

L’innovazione e la ricerca si confermano strategiche per le utility. Sebbene l’incidenza sul fatturato sia ancora limitata, la quasi totalità (95%) delle imprese dichiara di svolgere attività di ricerca. Oltre 138 i milioni investiti in ricerca, dedicati primariamente alle aree dell’Information Technology e della sostenibilità. In particolare, la sicurezza informatica sta rapidamente diventando una delle preoccupazioni più pressanti per le utility: negli ultimi tre anni, le Top100 hanno subito oltre 260 attacchi, e i trend di digitalizzazione aumenteranno l’esposizione. In futuro, gli investimenti in quest’area saranno in aumento per la larga maggioranza delle utility (86,5%) mentre solo un 10% circa ritiene che rimarranno stabili.

Sostenibilità, utility sempre più attente ai rischi del clima che cambia

La crescita di eventi climatici estremi costringe le utility a sviluppare adeguate capacità per fronteggiarli. Il 73% delle società analizzate dichiara che il budget dedicato alla resilienza aumenterà nei prossimi anni, mentre per il 23% rimarrà stabile.

I principali fattori di rischio riconducibili al climate change sono soprattutto le precipitazioni intense (15,19%), le alluvioni (13,92%) e i temporali (12,02%), seguiti da siccità (11,39%), ondate di calore (7,59%) e frane (6,69%).

La resilienza è stata inserita nei piani di sviluppo dalla totalità delle società elettriche (il 57% delle quali ha segnalato un aumento della frequenza dei fenomeni ad alto rischio) e dal 71% delle altre. Progetti finalizzati ad incrementare la resilienza sono operativi per il 21,4% delle Top 100, in corso di realizzazione per il 33,3% e programmati per il 28,6%. L’attenzione alla sostenibilità trova conferma anche nel rapporto di sostenibilità, principale strumento di rendicontazione non finanziaria, prodotto dal 53% delle Top 100 nel 2019.

Servizi e soddisfazione dei clienti

La qualità dei servizi si mantiene piuttosto stabile; il settore idrico e quello dei servizi ambientali, caratterizzati negli ultimi anni da continui miglioramenti, confermano i buoni risultati finora ottenuti, senza però consistenti nuovi progressi, anche se la depurazione rimane, perfino per le Top 100, l’anello debole della catena idrica. Cala ancora, sebbene di poco, la percentuale di utenti collegata ai depuratori (l’83% contro l’85% del 2018).

Situazione sostanzialmente stabile per le monoutility del gas, che incrementano l’efficienza, a fronte però di meno controlli sulla rete, così come nella gestione rifiuti.

Lievi arretramenti, invece, per le società dell’energia elettrica.

Emerge un complessivo miglioramento nei rapporti con i clienti e con gli altri stakeholder locali con la crescita dell’indice di soddisfazione dei clienti (ICS), che passa dal 85,3 registrato nella scorsa edizione all’86,8.

 

Risorse umane e inclusione

Le risorse umane sono un fattore chiave per le utility e la formazione continua ad avere un ruolo di rilievo: in media, l’86% dei dipendenti delle Top 100 è soggetto a formazione, contro una media nazionale del settore utility del 37,6%.

Diversità e inclusione stanno poi diventando sempre più rilevanti anche per le imprese di servizi. Il 17% delle aziende ha promosso politiche su questi temi e il 23% ha preso un impegno pubblico circa il rispetto degli obiettivi ONU per lo sviluppo sostenibile o i principi del Global Compact.


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