Barricalla 2, il tassello mancante per la chiusura del ciclo dei rifiuti
Recycling Industry ha visitato in anteprima Barricalla 2, la discarica per rifiuti speciali pericolosi e non pericolosi sita a Collegno, Torino. Accompagnati da Alessandro Battaglino, Direttore Generale Barricalla, facciamo un viaggio nel nuovo impianto di smaltimento per comprendere come è strutturato e quali rifiuti potrà accogliere.
L’apertura di Barricalla 2 (ufficialmente il 5 giugno 2026) non è solo l’inaugurazione di un nuovo sito di smaltimento, ma il culmine di un percorso tecnico e burocratico durato esattamente 1679 giorni, ci racconta Alessandro Battaglino, Direttore Generale Barricalla. Dal deposito del progetto il 21 ottobre 2021 al primo carico del 27 maggio 2026, l’impianto è stato concepito come un’opera che garantirà la gestione sicura di 1,22 milioni di metri cubi di rifiuti speciali, tra i quali rifiuti contenenti amianto.
La discarica sorge vicino alla discarica esaurita Barricalla, in un’area già interessata in passato da attività estrattive. Il progetto si distingue per una pianificazione modulare: attualmente, l’attività inizia sui primi due lotti già collaudati, mentre la costruzione degli altri due proseguirà in parallelo ai conferimenti. Questa organizzazione permetterà di gestire un flusso di circa 120.000-130.000 tonnellate all'anno per un arco temporale previsto di 10 anni.
La struttura della discarica
Il cuore sicuro tecnico di Barricalla 2 risiede nel suo sistema di impermeabilizzazione, progettato per isolare completamente i rifiuti dall'ambiente circostante. Il fondo dell'impianto poggia su uno scavo originario sopra il quale sono stati stesi 6 metri di argilla a bassa permeabilità. Questo strato naturale rappresenta una barriera formidabile: una goccia d'acqua impiegherebbe circa 600 anni per attraversarlo e raggiungere il terreno sottostante. La falda acquifera, situata a 11 metri di profondità dal fondo dello scavo, è così protetta da un imponente cuscinetto naturale. Le sponde laterali, sono invece, protette da uno strato di 1,5 metri di argilla cementata.
Sopra l'argilla, la protezione continua con una serie di barriere artificiali:
- Un telo in HDPE (polietilene ad alta densità) termosaldato su tutto l'invaso.
- Uno strato di tessuto non tessuto (TNT) bianco.
- Uno strato di 50 cm di ghiaia drenante, che serve a convogliare i liquidi verso i sistemi di estrazione.
Coltivazione della discarica
I rifiuti, dopo rigidi controlli di laboratorio, eseguiti su ogni partita di materiale in ingresso, vengono conferiti in discarica mediante una coltivazione a strati. Raggiunta la capacità massima della vasca si procede alla sua sigillatura idraulica con l’impiego di materiali impermeabili quali argilla, HDPE (high-densitypolyethylene – Polietilene ad alta densità), geotessuti, ghiaia e alla riqualificazione con terreno agrario e vegetazione autoctona. All’interno e nelle immediate vicinanze dell’impianto è attiva una fitta rete di sensori che permettono un monitoraggio ambientale integrato a suolo, acqua e aria per prevenire ogni forma di contaminazione da parte delle attività della discarica.
A differenza delle discariche di rifiuti urbani, Barricalla 2 accoglie esclusivamente rifiuti inorganici, che precedentemente sono pretrattati e inertizzati. I rifiuti arrivano al sito dopo essere stati stabilizzati chimicamente presso le piattaforme dei soci. L'efficacia di questo processo è provata dalle analisi sul percolato (l'acqua di dilavamento): nonostante i rifiuti in ingresso siano spesso classificati come "pericolosi" il percolato pompato e inviato a smaltimento risulta essere un rifiuto non pericoloso.
La gestione dell'amianto: precisione e sicurezza
Un settore specifico è dedicato interamente all'amianto ed è separato dalle altre tipologie di rifiuti per garantirne il totale isolamento. Gli stessi mezzi che operano su quel lotto non possono essere utilizzati sugli altri lotti. Come ci ha raccontato il direttore generale, l’amianto arriva in due forme principali: lastre compatte verniciate per evitare dispersioni e materiale friabile. Quest'ultimo, essendo il più pericoloso per la possibile dispersione di fibre che causano malattie come il mesotelioma, viene trasportato all'interno di big bag, per evitare la dispersione aerea.
La messa a dimora richiede un'estrema precisione logistica, perché gli operatori devono “incastrare” con cura le lastre e i big bag per ottimizzare lo spazio e garantire la stabilità del deposito. Durante le operazioni di scarico e posizionamento, vengono utilizzati appositi cannoni ad acqua che bagnano costantemente il materiale. Questo serve a impedire che eventuali fibre si disperdano nell'aria. Una volta posizionato, il rifiuto viene subito coperto con terra. Questo strato di copertura assicura che non vi sia alcuna dispersione aerea residua e che il materiale resti sigillato. Per evitare contaminazioni incrociate, sopra la cella dell'amianto possono passare solo i mezzi destinati esclusivamente a quel settore. Inoltre, il rifiuto contenente amianto non deve mai entrare in contatto con altre tipologie di rifiuti speciali. Anche il sistema di gestione dei liquidi è dedicato. Sul percolato raccolto nel settore amianto vengono effettuate analisi specifiche per verificare l'eventuale presenza di fibre d'amianto, garantendo che rimangano confinate all'interno della struttura.
Al termine del ciclo di vita della vasca, una volta raggiunta la capacità massima, l'intera area verrà definitivamente sigillata con strati di argilla e teli in HDPE, per poi essere ricoperta di terreno agrario e vegetazione autoctona.
Presidi ambientali
Il controllo del sito è affidato a una fitta rete di sensori esterni:
- Acqua: Sono attive 9 terne di piezometri che campionano la falda a diverse profondità, sia a monte che a valle del flusso idrico, per verificare l'assenza di contaminazioni.
- Aria: Sono presenti 5 deposimetri per monitorare eventuali dispersioni atmosferiche di polveri o fibre.
Pre-accettazione: Ogni carico viene fermato all'ingresso per la verifica di conformità. Viene effettuato un campionamento e un'analisi di laboratorio per assicurarsi che la "carta d'identità" del rifiuto corrisponda esattamente a quanto autorizzato.
Il valore economico e territoriale
Il Direttore Battaglino ha evidenziato come i due anni di chiusura tra Barricalla 1 e 2 abbiano causato un rincaro del 20% dei costi di smaltimento per le imprese del Nord-Ovest, costrette a esportare i rifiuti all'estero. La riapertura di questo presidio non solo garantisce sicurezza ambientale, ma restituisce competitività al sistema industriale italiano, operando su un’area già precedentemente compromessa da attività estrattive e quindi evitando nuovo consumo di suolo.







